Solidarietà sociale ed adozioni a distanza in Africa

La testimonianza di Andrea

 

Tantissime volte mi sono chiesto: Perché anche tu non scrivi un qualcosa sulla tua esperienza in Africa? Perché lo chiedi solo agli altri?
Mi sono sempre fatto la domanda, ma mai dato una risposta.
E’ una cosa secondaria rispetto a tutto quello che devo fare per l’Africa.
 
Solo quest’anno mi sono detto che è giusto scrivere. I motivi sono tanti e tutti personali.
Indubbiamente scriverò solo una piccola parte di quello che mi ‘frulla per la testa’.
Comunque non una testimonianza.
 
Tornato di recente dall’Africa, così io chiamo Paesi come la Costa d’Avorio, Burkina Faso, Togo, dove mi sono recato insieme ad un numeroso gruppo di persone, sono stato invitato ad una trasmissione di una emittente in provincia di Pisa.
Durante la trasmissione il conduttore mi ha chiesto: “.......questi sorrisi dei bambini cosa rappresentano? Cosa trasmettono?”
Ho risposto in maniera automatica: “Sono i sorrisi di questi bambini che ci fanno andare avanti in quello che facciamo”.
 
Credo che la risposta non sia stata giusta.
Una risposta scontata.
Una risposta che senti sempre dire da tutti.
 
Mi sono rivisto le 'immagini' di quei bambini alla frontiera Burkina Faso-Togo:
LORO NON RIDEVANO.
Ma proprio non ridevano per niente.
Avevano solo fame.
Perchè non ridevano come tutti gli altri bambini? Ed anche se avevi teso loro una mano, non hanno riso, non ti hanno detto neanchè Grazie.
Giustamente.
 
Rivedendo tutto ciò penso che i bambini, sui quali tutti, ma tutti, concentrano tutto per ricevere aiuti, riescono a ridere perchè vivono in un contesto sociale che gli permette di farlo.
Anche se il contesto, rispetto al nostro, è sempre di povertà, di miseria.
Un contesto dove al centro c'è sempre la mamma, la nonna, LA DONNA.
 
Quei bambini che non hanno riso, forse, vivono in un contesto dove NON c'è niente da ridere. Sempre ammesso che abbiano un contesto……ed anche perché la fame è la loro solo unica preoccupazione.
 
Noi vogliamo vedere bambini che sorridono quando diamo loro una caramella, che sorridono per una foto, che sorridono quando noi vogliamo che loro sorridano.
In questo troviamo la nostra soddisfazione.
Indubbiamente ognuno trova le proprie soddisfazioni in quello che vuole o crede.
Non sta a me giudicare.
 
Credo che il nostro operare ed il nostro operato debba analizzare in profondità queste contraddizioni o situazioni che, prima di tutto , sono nostre.
 
Operare innanzi tutto rispettando le persone e coloro che in loco operano a favore di queste.
 
Questo credo sia il massimo dell'umiltà e del rispetto.
Due fattori che secondo me sono indispensabili per recarsi in terra d'Africa, nel fare un'esperienza di volontariato.
Due fattori che nella nostra società si sono persi, oppure ‘ci costa molta fatica tirarli fuori’ perché sappiamo di andare controcorrente, quindi è meglio vivere secondo lo standard, perché più facile e non crea problemi.
Quando quindi ci rechiamo in Africa cerchiamo di ‘rimettere il male’ a tutto ciò, di rifarsi un look estetico. Estetico e non interiore. Perché se fosse interiore qualcosa dovrebbe ‘essersi trasformato in noi’. Ma quando mettiamo il piede in terra di casa, dopo tanti discorsi fatti e sentiti, subito scatta un qualcosa dentro che ci riporta ad essere quelli prima della partenza.
Allora sorge la domanda giustificativa: “Ci vuole del tempo prima di elaborare l’esperienza fatta?”
A questa domanda io ho già dato la mia risposta, che essendo tale, me la tengo dentro.
 
Umiltà e rispetto che devono venire dal ‘dentro’ ma più che altro ‘che sono dentro di noi’, quotidianamente.
Umiltà e rispetto che devono farci sentire non dei benefattori ma bensì dei ‘servitori’.
Servitori di un qualcosa, di una Fede, di un ideale, di quello che uno vuole: ma servitori.
Senza aspettarsi niente in cambio.
Senza aspettarsi MAI niente in cambio.
Senza che nessuno ti si inginocchi per ringraziarti.
Senza che nessuno ti dica Grazie.
 
Già il solo fatto di poter fare del volontariato ritengo sia una fortuna immersa, perché non tutte le persone se lo possono permettere, anche se lo vorrebbero.
Fare volontariato è un LUSSO: anche se ciò non sarà condiviso da molti.
 
Importante, come una volta mi disse un sacerdote, “è avere due punti di vista”.
Tutto ciò è vero: ma con il massimo rispetto.
 
Ho scritto tanto, ho scritto poco: non saprei.
Non mi pongo il problema.
Ho scritto per me.
 
Alla fine pongo una DOMANDA che mi sono e mi pongo spesso:
 
-“Ma tu hai il mal d’Africa?” (potrebbe essere l’Asia, etc), oppure –“Ma sei proprio innamorato dell’Africa?”
 
La mia risposta è la seguente:
 
“No, non amo l’Africa.
Amo l’UOMO”
 
E ringrazio sempre il Signore di avermi insegnato tutto ciò.
 
Un caro saluto a tutti.
Andrea
 
 

06/04/2010

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