Solidarietà sociale ed adozioni a distanza in Africa

Testimonianza di Maria Stella

“BIEN ARRIVE'E!”

 

Appena rientrata dalla Costa d'Avorio (dopo un soggiorno, forse troppo breve, di 15 giorni), mi sento di testimoniare, in modo indiretto, sulla serietà con cui ASSOMIS assegna le borse di studio, in modo diretto, sull'attività del 'Progetto Ippocrate'.

Fin dal primo istante, in aeroporto, c'è stato chi si è preso cura di me e mi ha coccolata perchè riuscissi a superare  nel miglior modo possibile lo shock di trovarmi in un mondo tanto diverso.

In quanto infermiera,ho avuta la possibilità di accompagnare le disponibilissime Yolande (infermiera) e Chantal (sua aiutante) nelle quotidiane visite ai villaggi, più o meno vicini a Bonoua.

Ogni mattina iniziava per me una piccola avventura che mi portava su strade di terra rossa, piene di buche e di pozzanghere, attraversando ricche piantagioni di palma da olio, banane, alberi di caucciù, manioca, ananas; qui la gente camminava, salutava: ragazzi e uomini con il macete, donne con contenitori sulla testa e bambini trasportati sulla schiena. In contrasto con l'abbondanza della natura, arrivavamo in villaggi poverissimi fatti di terra compressa e grosse canne: la gente ci aspettava, sapeva dell'arrivo della 4x4, ci salutava con la mano, 'Bien arrivès!'.

Nel dispensario, iniziavano le consultazioni: a parte la misurazione della pressione ai più anziani, mi sono da subito stupita della diversità delle patologie rispetto all'Italia. Ferite da macete, ulcere di Buruli, micosi e

candidosi, scabbia, febbri alte, strane formazioni cutanee, giovani donne con gravi carenze di ferro o dolori artrosici.

Si effettuavano test rapidi per malaria ('Palu') e HIV('Sida'): molti venivano positivi. Si eseguivano medicazioni e si consegnavano medicinali.

Da subito rimango sconcertata e disorientata: tutto il mio bagaglio professionale mi pare inadeguato, inutile e la scala dei valori cambia. Ciò che in Italia mi sembrava di capitale importanza, qui mi pare ridicolo: persino reincappucciare un ago usato (vietatissimo!!) mi pare la soluzione migliore.

Adesso che sono rientrata a casa e  fatico a riprendere la mia vita di sempre, mi tornano in mente volti, situazioni.

A Dossò, un ragazzo molto giovane si fa medicare una ferita da macete, infetta e sporca di terra; gli chiedo: 'quel age?', lui rimane con la testa bassa, imbarazzato, non sa rispondere.

Una donna, incinta di sei mesi, a Ono-14, ci mostra il torace divorato dal fuoco di Sant'Antonio; è sieropositiva ma non si vuol curare né vuol dirlo al marito: lui, che ha due mogli, la caccerebbe di casa.

Nello stesso villaggio, ci viene portata una bambina di 10 anni, magra e tremante per la febbre: il suo corpicino è completamente coperto di squame. Yolande dice che era in cura con l'antibiotico per la varicella, avrà avuta una reazione allergica? L'antistaminico non c'è, ci mettiamo a cercare una soluzione per farlo arrivare in quel villaggio sperduto.

Davanti alla porta del dispensario di Wehou, si forma una fila di bambini silenziosi, non accompagnati dai genitori: vengono a farsi medicare tante piccole piaghe sulle gambe, che stentano a guarire, data la mancanza di igiene; alcuni li mandiamo via perché non abbiamo più garze.

Una giovane madre, con un neonato, rincorre la nostra auto e ci porge lo sciroppo che ha dato al suo bambino: non sa leggere e non si è accorta che le hanno venduto un medicinale per adulti; abbassa la testa, mortificata.

Mai come adesso mi sono resa conto dell'importanza di combattere l'ignoranza, di promuovere l'istruzione e la conoscenza, anche nelle piccole cose, come lavarsi le mani prima di toccare il cibo, soffiarsi il naso, sapere la propria età, usare acqua pulita: perchè il sapere può salvare e migliorare la tua vita! E quanto ci sarebbe da fare qui per migliorare le condizioni igienico-sanitarie!

Penso come ad una benedizione alle borse di studio che arrivano dall'Italia

grazie ad ASSOMIS.

Sì, sono stati giorni duri sia fisicamente (per i lunghi tragitti sulle strade africane) sia emotivamente (per la sofferenza delle persone), ma mi sono rimasti dentro i volti dei bambini, i colori dei vestiti, la vitalità e l’entusiasmo delle persone incontrate, l'esagerata abbondanza della natura............

Grazie ai miei angeli custodi: Simone, Don Pasquale, Paolo, Mabele e a tutti quelli che mi hanno accolta con un sorriso.

Grazie alle mie figlie che mi hanno sempre incoraggiata e se la sono cavata brillantemente senza di me.

Maria Stella

03/11/2015

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